Come evitare la trappola dei rendimenti negativi?

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Nel mondo è oggi in crescita il fenomeno dei titoli, bond soprattutto, con rendimento negativo. Il loro livello, salito di oltre il 60% da ottobre 2018, quando il valore era asseststo sui 6.000 miliardi di euro, ha da mesi sfondato la soglia dei 10.000 miliardi.

Il massimo storico è stato toccato nell’estate del 2016 (oltre 12mila miliardi). Dopodiché la ripresa delle aspettative di inflazione nelle principali economie occidentali ha rafforzato i tassi nominali e, con un effetto domino, i rendimenti delle obbligazioni. Da allora la quota di obbligazioni sottozero si è dimezzata, scendendo a 6mila miliardi fino allo scorso ottobre. Ma poi il vento si è nuovamente invertito, ed eccoci adesso al nuovo picco a quota 10mila miliardi.

L’evoluzione delle incertezze sull’economia globale, i dubbi sulle stime inflazionistiche e la politica ondivaga delle banche centrali hanno cambiato le carte in tavola: in Germania, ad esempio, i Bund fino al decennale pagano oramai un tasso d’interesse negativo, mentre negli Stati Uniti è sceso di un punto, dal 3,3% iniziale, il rendimento dell’obbligazione decennale. Mediamente tra il 25% e il 30 dei titoli di Stato che costituiscono l’indice Bloomberg Eurozone Sovereign Bond presenta, infatti, rendimenti negativi.

Dove cercare rendimento?

Come può un investitore evitare di vedere il suo portafoglio eccessivamente zavorrato da titoli a tassi negativi che, di fatto, ne erodono le potenzialità di investimento?

Una prima strategia può andare in direzione della riduzione del peso dei costi: i costi sono una componente deterministica della performance: riducendoli, a parità di  asset allocation, l’effetto benefico è matematico.

In secondo luogo, è giusto dosare la quota corretta di rischio per bilanciare rendimento atteso e potenzialità dell’investimento. La finanza non deve ridursi a scommessa, ma prendersi dei rischi calcolati è presupposto necessario per sperare in rendimenti attivi.

Infine, e forse questo è il punto fondamentale, l’investitore deve fissare precisi obiettivi di lungo termine capaci di guidare l’azione anche quando il vento soffia in direzione opposta. E per farlo nessun sostegno è migliore di quello garantito da una consulenza attiva e ben rodata.

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1 COMMENT

  1. Ma come si fa a parlare di “rendimenti negativi”? se sono negativi non sono rendimenti ma solo perdita se poi si pensa ai costi di gestione allora sarebbe meglio tornare “all’antico” e gestirsi i risparmi da soli magari tenendosi il contante in casa o in cassetta di sicurezza, già questo eviterebbe perdite secche.

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