Tasse e transazioni finanziarie

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L’impatto della pressione fiscale sui proventi delle transazioni finanziarie nel nostro Paese è notevole e condizionante.

Assieme alle spese per commissioni, infatti, essa concorre ad erodere i proventi e a scoraggiarne l’appetibilità per gli investitori. La cosiddetta Tobin Tax in vigore dal 2013 concorre in misura diversa al variare delle fattispecie. L’aliquota tobin tax è stata equivalente allo 0,12% sul controvalore del saldo netto positivo di fine giornata, fino al dicembre 2013, venendo poi incrementata nel 2014 e 2015 allo 0,20% sul valore della transazione.

L’aliquota tobin tax per effetto di un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 è servita a finanziarie l’opzione donna, ovvero l’accesso alla pensione anticipata per le donne, ovvero un elemento esterno al contesto finanziario.

La cosiddetta “Tobin Tax” all’italiana si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato. Bankitalia e le altre autorità di regolazione hanno sempre definito deludente l’esperimento della Tobin Tax italiana, portando i detrattori a sostenere che essa colpisce in maniera eccessivamente ridotta la grande speculazione e grava piuttosto sulle spalle degli investitori di lungo termine, compresi i più lungimiranti. Il risultato è un danno di lungo periodo alla struttura dei mercati finanziari nazionali,e una riduzione della propensione ad investire di cittadini e società.

In ogni caso è bene ricordare la differenza sostanziale tra i regimi d’imposta del risparmio gestito rispetto al risparmio amministrato.

Nel regime fiscale amministrato invece si delegano gli adempimenti fiscali al proprio intermediario finanziario (che svolge il ruolo di sostituto di imposta), ma l’investitore è libero di scegliere e manipolare la sua piattaforma d’investimento. La tassazione in questo caso avviene al momento del realizzo, con quasi tutte le plusvalenze tassate al 26%. 

Al contrario, nel regime fiscale gestito il cliente delega all’intermediario abilitato la decisione sulla strategia d’investimento. Esiste la possibilità di compensare tra componenti positive e componenti negative e, soprattutto, di ricevere dall’intermediario consigli d’indirizzo strategico sull’utilizzo dei propri fondi. In altre parole, un rafforzamento del perimetro di sicurezza della gestione dei propri fondi che dà garanzie sui ritorni e sulla corretta gestione fiscale.

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