Tasse sui conti correnti: ecco quanto paghiamo veramente

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Al giorno d’oggi tutti ormai abbiamo un conto corrente bancario. Sembra essere quasi impossibile poter vivere senza avere un appoggio su un qualsiasi istituto finanziario per tutte le nostre azioni giornaliere (dal percepimento dello stipendio mensile al pagare la spesa al supermercato, alla pizzata con gli amici al ristorante fino a comprare un viaggio online). Ogni operazione che facciamo nel nostro quotidiano comporta inevitabilmente una spesa, che deve essere coperta tramite un pagamento, sia esso in contanti o carta di debito/credito. Se la fonte principale dei nostri acquisti deriva direttamente dal salario percepito, siamo costretti ad aprire, e di conseguenza gestire, un conto bancario.

Ma ci siamo mai posti la domanda di quanto costi davvero un conto corrente?

Come possiamo verificare da un qualsiasi estratto conto che ogni mese la banca ci invia, le voci di ricapitolo dei costi totali del nostro conto sono davvero tante. I dati riportati indicano diverse spese, ad esempio: canone periodico, commissioni, costi annuali, costi carta bancomat, costi invio comunicazioni, costi di estinzione definitiva del rapporto, massimo scoperto trimestrale e imposta di bollo. Se da un lato una soluzione per eliminare un po’ di costi del nostro conto corrente sia aprire un conto appoggiandoci ad una banca interamente online (questo permette di abbassare, e in alcuni casi anche quasi annullare, i costi di gestione standard del conto), dall’altra ci sono delle spese che non si possono evadere, a meno che non si investano completamente i soldi accantonati in banca. Le spese annuali che sono realmente costanti sono le tasse.

Vorreste dirmi che sul mio conto corrente privato e personale devo anche pagare delle tasse allo Stato?

La risposta è sì. Le tasse che paghiamo annualmente sono di fatto due. La prima è la famosa imposta di bollo, pari a 34,20 euro riguardanti le persone fisiche che hanno un conto corrente intestato con un saldo medio annuale superiore a 5mila euro (sono invece esenti i saldi inferiori a tale cifra). La tassa viene addebitata direttamente sul saldo del nostro conto corrente dalla banca stessa, che quindi assume la funzione di “sostituto di imposta”, poiché si occupa di prelevarla dal nostro conto e versarla al fisco. Le persone giuridiche devono invece pagare 100 euro l’anno di imposta di bollo, a prescindere dall’ammontare di denaro presente sul conto corrente. La seconda tassa, invece, interessa i crediti di interesse maturati sul conto bancario. Questa è una vera e propria ritenuta fiscale, che a partire dal 01/07/2014, è stata fissata pari al 26%.

Di conseguenza, possiamo tranquillamente affermare che lasciare “parcheggiati” i nostri risparmi sul conto corrente comporti solo una lenta e costante erosione del proprio patrimonio. Infatti, oltre a considerare le varie voci di spesa di tenuta conto e altro (elencate sopra), e le tasse statali, dovremmo aggiungere anche l’arrivo di tassi di interessi negativi sulla liquidità depositata in banca, a causa della decisione della Banca Centrale Europea di fissare sotto lo zero i rendimenti per il cash.

La soluzione sembra essere quella di investire i propri risparmi in attività finanziarie serie e sicure, che possano aiutarci ad incrementare il capitale investito nel lungo termine e al contempo proteggerlo dalle oscillazioni dei mercati finanziari.

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